La nuova battaglia dei 5 stelle: abolire l’impignorabilità dello stipendio dei parlamentari

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“I cittadini pagano le tasse e non godono di nessun privilegio, anzi si trovano in difficoltà il loro stipendio può essere pignorato. Perché un cittadino viene penalizzato rispetto ad un parlamentare? Ebbene, ho deciso di porre fine a questa ingiustizia depositando una proposta di legge che rispetti il principio di eguaglianza, i parlamentari devono essere trattati esattamente come un qualsiasi altro lavoratore italiano”. Queste sono le parole della vicepresidente della Camera dei deputati, la grillina Maria Edera Spadoni, ha annunciato la proposta di legge che prevede la modifica della legge numero 1261 del 1965.

 

PROPOSTE SIMILI

Non è la prima volta che in Parlamento approda una proposta del genere. Solo nella scorsa legislatura furono depositate proposte simili da parte del deputato di Sinistra Italiana Gianni Melilla, del senatore Bartolomeo Pepe, eletto col Movimento 5 Stelle ma poi passato al gruppo Grandi Autonomie e Libertà, dal senatore del Movimento 5 Stelle Maurizio Buccarella e da un altro ex grillino, il deputato Cristian Iannuzzi. Per nessuna di queste proposte è iniziato l’iter di discussione in Commissione. 

 

DICHIARAZIONI DI FULVIO PASTORE

“La ragione è quella di evitare che dei terzi creditori pignorino queste somme privando i parlamentari dei mezzi di sussistenza e in qualche modo ne vadano a condizionare la libertà e l’autonomia”. “Venir meno di ogni ragione storica oggettiva per mantenere questo privilegio. Anche perché le cronache riportano esempi eclatanti di somme mai restituite da parlamentari più o meno “esposti” con alcuni creditori che, nel corso del loro mandato parlamentare, si sono trincerati dietro l’impignorabilità prima di stipendio e diaria, poi dei vitalizi.”

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