Il giochino sessuale che ti condanna: tumore. La spaventosa scoperta di Milena Gabanelli

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Il giro d’affari globale, nel 2017, è stato di oltre 18 miliardi di euro e in Italia il loro fatturato è cresciuto del 6% in un anno. Sono i sex toys, utilizzati sopratutto dalle donne tra i 20 e i 45 anni. Il mercato è in forte crescita anche grazie agli store online, che sono molto più accessibili e rispettosi della privacy rispetto ai vecchi, tradizionali sex shop. Di sex toys si occupa sul Corsera di oggi Milena Gabanelli nella sua rubrica Data Room. Per concentrarsi sui materiali con cui questi oggetti sono realizzati.

 

COME SONO REALIZZATI

Cosa che, spiega l’ex conduttrice di Report, capita di rado. Ma quando il materiale è indicato, lo è tramite nomi o semplici sigle: plastica, Tpr, Tpe, Abs, Pvc, lattice, silicone. La Gabanelli ha intervistato il professor Mario Malinconico dell’Ipcb del Cnr, che spiega come i toys possono contenere silicone o lattice o altri materiali plastici e in genere fanno uso di plastificanti tipo i ftalati. Ma anche il semplice Pvc “se non lavorato bene può rilasciare il cloruro di vinile, che è un potente cancerogeno”.

PAROLE DI BELPOGGI

I più sicuri sono quelli fabbricati in Europa, con “plastiche stabilizzate in cui è veramente minimo il rischio che un monomero chimico dannoso migri dall’attrezzo alla mucosa”. Quelli più pericolosi sono invece fabbricati in Asia, che tra l’altro occupano la maggiore fetta del mercato. Tra gli oggetti più venduti ci sono le cosiddette “palline della geisha”, ovvero due piccole sfere legate tra loro da un filo da inserire nella vagina. Ebbene, se c’è scritto solo “plastica”, significa che non sono di silicone : potrebbe essere pvc o addirittura ftalato, definito dalla comunità scientifica “interferente endocrino e cancerogeno”, molto pericoloso per le donne incinte perchè può alterare lo sviluppo sessuale del bambino: “Se lo ftalato va nel sangue della mamma e da lei al bambino nelle prime fasi dello sviluppo, dove le cellule stanno migrando per decidere il sesso del feto, ci possono essere problemi seri” spiega Fiorella Belpoggi dell’Istituto Ramazzini.

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