Pensioni d’oro, Lega e M5S vogliono estendere il taglio

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In arrivo una stretta sugli assegni dei sindacalisti. Rimediare alla disparità di trattamento in favore degli assegni previdenziali per i lavoratori delle organizzazioni sindacali. Questo è quanto prevede un articolo della proposta di legge M5s-Lega sulle pensioni d’oro depositata in commissione Lavoro alla Camera.

IL TESTO PER L’ESTENSIONE DEL TAGLIO

Il testo “mira a riportare a un regime di equità l’applicazione del calcolo della base imponibile a fini pensionistici, attualmente più favorevole” ai sindacalisti. Questa legge, se andasse in porto, realizzerebbe una vecchia idea portata avanti dal presidente dell’Inps Tito Boeri, che aveva provato a cancellare quella che considera una disparità. Si tratta di intervenire in sostanza sulla possibilità per i sindacalisti di aumentare la propria pensione attraverso il versamento di una quota di contribuzione aggiuntiva poco prima di andare in pensione. Secondo le stime dell’Inps per i sindacalisti coinvolti si arriverebbe a un taglio del 27% sulla pensione lorda: “In un caso si avrebbe addirittura una riduzione del 66% della somma percepita”.

TAGLIARE LE PENSIONI D’ORO

Soddisfatto anche il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Francesco Lollobrigida: “Fratelli d’Italia non può che accogliere favorevolmente l’iniziativa della maggioranza, che nel testo depositato in commissione Lavoro alla Camera fa propria la storica battaglia di Fratelli d’Italia sul taglio delle pensioni d’oro anche per i sindacalisti. È ora di verificare le distorsioni che esistono nel mondo sindacale, secondo a nessuno per privilegi, e legiferare per risolvere il problema. Ovviamente aspettiamo di leggere il provvedimento articolo per articolo prima di esprimere una valutazione complessiva”. La novità principale della proposta di legge Lega-M5S è il tetto di 4500 euro netti, sotto il quale non verrà applicato nessun taglio. Tetto per altro che si tratta di un compromesso tra l’indicazione della Lega, che lo avrebbe voluto fissare a 5000 e quella del M5S, che spingeva verso la quota di 4000 euro. Nel testo originario l’asticella era fissata a quota 80.000 euro lordi l’anno, pari a circa 4000 euro netti.

 

TAGLI NETTI

I tagli alle pensioni oltre i 4.500 euro netti partiranno dal primo gennaio 2019. Il meccanismo messo a punto prevede il ricalcolo, secondo il metodo contributivo, della quota retributiva delle pensioni e degli assegni vitalizi pari o superiori a 90.000 euro lordi annui e si applica anche agli assegni che hanno decorrenza anteriore alla data del primo gennaio 2019. Secondo il testo, che stabilisce che le misure debbano essere recepite “entro sei mesi dall’entrata in vigore”, la sforbiciata sulle pensioni d’oro riguarderà anche gli organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, in particolare il Quirinale, Parlamento, Governo, Corte costituzionale, Corte dei Conti, Consiglio di Stato, Consiglio Superiore della Magistratura, Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro.

 

DICHIARAZIONI

“È un segnale importante nella nostra lotta agli sprechi – ha detto Maria Pallini, capogruppo M5S in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati  – si tratta di una misura necessaria per ristabilire il giusto equilibrio tra contributi versati e pensione ricevuta: non verrà dato nemmeno un euro in più di quello che è dovuto a ciascuno di questi pensionati I soldi risparmiati con questo provvedimento contribuiranno anche a finanziare il nostro progetto di pensione di cittadinanza”.

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