Giorgia, morta a 21 anni. Suo il viso donato per il primo trapianto di faccia: “Si può essere ancora utili, non c’è mai davvero una fine”

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Il sogno di Giorgia si è interrotto a 21 anni per via di un incidente, ma i suoi organi sono stati donati affinché altre vite possano salvarsi. C’è il suo volto dietro il primo trapianto di viso avvenuto la scorsa settimana all’ospedale Sant’Andrea di Roma. La paziente che si è sottoposta all’operazione ha avuto un rigetto, ma la famiglia di Giorgia non perde le speranze per futuri interventi.

 

LE DICHIARAZIONI
«In famiglia abbiamo sempre pensato che non ci fosse davvero mai una fine, quindi abbiamo creduto che se puoi effettivamente essere ancora utile, allora perché no? Nostra figlia ci ha preso in parola», spiega il padre di Giorgia sul sagrato della Basilica di San Lorenzo fuori le mura dove ieri mattina si sono celebrati i funerali della figlia.
Giorgia ha scelto di donare gli organi e quindi anche i tessuti del suo viso, ma lo ha fatto per semplice carità cristiana. «Non c’è eroismo. Era una ragazza semplice, che aveva voglia di vivere e che ha dato il massimo a chiunque l’ha incontrata. Questo è stato il risultato». 

Una ragazza semplice con sogni e desideri comuni a tante altre ragazze della sua età. «Mia figlia era una ballerina e ha studiato alla Princeton ballet school, si era iscritta anche all’università dove studiava Scienze motorie. Doveva rinnovare il passaporto ma per velocizzare i tempi, poiché doveva viaggiare in Europa, ha rifatto la carta d’identità optando per la donazione degli organi e quindi l’abbiamo chiesto ai medici. Per il futuro sognava di continuare a danzare. Aveva tre anni quando ha iniziato così su una spiaggia della Sardegna. C’era questa bambina che giocava con il secchiello e che poi, sentendo la musica, si è alzata di scatto. Sulla prima canzone è rimasta ferma, noi eravamo lì che la guardavamo. Poi ha iniziato a ballare e da allora non si è più fermata. Fino alla notte del 16 settembre scorso quando ha avuto l’incidente». 

I genitori erano consapevoli che avrebbero potuto vedere qualche tratto della figlia su altre persone, ma sono andati avanti a costo di subire un trauma ulteriore. «C’è molta ignoranza, sono state diffuse notizie come se ci fosse stato uno scambio di identità. Non c’è stato questo. Purtroppo per la signora l’intervento non è andato e questo ci è molto dispiaciuto. È stato però un modo per provare a salvare una vita. Siamo convinti che salvare qualcuno non significa dare solo un organo vitale: si può continuare ad aiutare a vivere in molti altri modi. Quando abbiamo capito che anche questo passaggio andava in questa direzione, come atto di generosità, abbiamo acconsentito con la stessa carità delle altre donazioni… Dobbiamo rialzare il livello delle coscienze non solo dei singoli. La vita è fatta di inconsapevolezza. Una tragedia del genere, come l’incidente di Giorgia, si sarebbe potuta evitare ma la vita va vissuta e noi speriamo di infondere questo messaggio. Per tutta una vita abbiamo temuto la telefonata di notte e poi quella telefonata è purtroppo arrivata. Ma non si deve rinunciare a vivere e se riusciamo nel nostro piccolo a diffondere questo messaggio nulla sarà vanificato».

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